Impossibile assumere in caso di cigs per crisi

Se un’azienda è in crisi e ricorre alla cigs, non potrà fare nuove assunzioni, specialmente se assistite da incentivi contributivi e/o economici. A dirlo è stato il decreto n. 9433/2016 che fissa i nuovi criteri per l’approvazione di programmi di cassa integrazione guadagni straordinaria.

In particolare, il decreto, ai sensi del comma 4 dell’art. 21 del dlgs n. 148/2015 (riforma Jobs act), stabilisce i criteri per l’erogazione della nuova cigs nelle ipotesi di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa determinata da una di tali causali: riorganizzazione aziendale; crisi aziendale con esclusione dei casi di cessazione attività; contratto solidarietà.

Ebbene, relativamente alla prima causale il decreto fissa sette requisiti per l’approvazione dei programmi cigs, richiedendone la contestuale presenza: tali elementi, tra l’altro, richiedono la presentazione, da parte dell’impresa, di un programma finalizzato a fronteggiare l’inefficienza della struttura gestionale, commerciale o produttiva e che questo programma prevede investimenti del valore superiore a quelli già effettuati nel biennio precedente. A partire dal 24 settembre 2017, in aggiunta a quanto sopra, viene stabilito che le sospensioni possano essere autorizzate fino all’80% delle ore lavorabili.

Per quanto attiene la crisi aziendale e il concetto legato ad esso, sono quattro i criteri/requisiti richiesti per l’approvazione di programmi cigs. Questi, tra l’altro, informava qualche settimana il quotidiano Italia Oggi, richiedono il ridimensionamento o quantomeno la stabilità della forza lavoro nel biennio precedente, nonché l’assenza di nuove assunzioni in particolare riguardo a quelle assistite da agevolazioni. E lo stesso, si intende, vale per il futuro; dunque, da quanto sopra ne consegue che l’impresa che intenda assumere, dovrà darne motivazione della necessità, nonché giustificare la compatibilità con la finalità della cigs.

Infine, la causale fa anche riferimento all’ipotesi comunemente denominata di contratti di tipo «difensivo», sottoscritti cioè per evitare riduzioni di personale. I nuovi criteri stabiliscono anzitutto che a tale contratto non è possibile far ricorso nei casi di fine lavoro e di fi ne fase lavorativa nei cantieri edili; che il contratto non è ammesso per rapporti di lavoro a termine legati alle esigenze di attività produttive stagionali; che per i lavoratori a part-time è ammissibile una ulteriore riduzione di orario di lavoro, qualora venga dimostrato il carattere strutturale dello stesso rapporto a part-time nella preesistente organizzazione di lavoro.

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